Mara, una donna del Novecento. Ritanna Armeni

Copertina di “Mara, una donna del Novecento “, Ritanna Armeni, Ponte alla Grazie, febbraio 2020.

Non è semplice parlare di questo libro, poiché la donna che lo ha scritto è per sua natura, una donna complessa.

Ritanna Armeni è una delle personalità italiane che più stimo: giornalista, scrittrice, è stata portavoce di Bertinotti e di ideali di sinistra, da anni studia e racconta con amore e professionalità la storia di noi donne e lo fa con egregio spessore e soprattutto senza utilizzare stereotipi.

È autrice del libro meraviglioso “Una donna può tutto”, dove racconta la storia delle Streghe della notte, ha scritto “Di questo amore non si deve sapere” e tantissime altre cose degne di nota. Serve un articolo a parte solo per parlare di ciò a cui questa donna negli anni ha dato vita.

Ciò che tra tutto più mi affascina di Ritanna Armeni è la ricerca di fonti attendibili che fa, prima di scrivere e pubblicare un lavoro. Una ricerca volta a tramandare oggettività nei fatti raccontati, cosa non scontata quando si parla di donne.

Alla base delle più pesanti discriminazioni di genere a cui le donne da troppo tempo sono sottoposte, c’è anche uno svariato numero (per non dire la quasi totalità) di romanzi, saggi, articoli, racconti, cartoni, biografie che sono state/i perlopiù scritti da uomini. Siamo tutte e tutti reduci da millenni di patriarcato, di dominio maschile, tramandato e diffuso soprattutto dai libri e dai racconti, dove la storia delle donne è stata sempre in qualche modo deviata e raccontata in modo da rendere un servizio al patriarcato stesso.

Basti pensare, per esempio, a Mileva Maric, fisica teorica eccellente del Novecento, quinta donna nella storia a studiare fisica al Politecnico di Zurigo, in un’epoca in cui alle donne non solo era “sconsigliato” studiare fisica, ma era “sconsigliato” studiare ogni cosa, è stata la persona che ha fatto i calcoli per ed insieme ad Albert Einstein nella Teoria della relatività, per cui poi Einstein e solo Einstein vinse il Nobel, amante della musica, dell’arte, della lettura, della psicologia, oggi Mileva Maric è ricordata, se lo è, solo come la prima moglie di Einstein, per dire. E come lei, ce ne sono tantissime altre.

Quindi mi sorprendono e mi affascinano non poco quelle persone che riescono a fare un lavoro di oggettività nel raccontare la storia di noi donne e pulizia del racconto da stereotipi di genere (che alle volte fanno del male ancora più delle azioni discriminatorie) non perché lo facciano, ma per le complessità che affrontano nell’avere materiale attendibile.

Per quanto riguarda l’ultimo romanzo di Ritanna Armeni, “Mara”, uscito per la casa editrice Ponte alle Grazie il 13 febbraio 2020, mi sento di esprimere pareri solamente positivi, sia per tutti i motivi legati all’assenza di stereotipi che ho descritto prima, sia perché finalmente c’è un racconto dove si narra la storia di una donna comune e non di una eroina.

Sostengo a gran voce che c’è la necessità oggi di riappropriarci di una quotidianità “normale”, comune, senza ricercare eroi o eroine da imitare, perché, e questo è evidente, come sostiene Michela Murgia, la storia e le rivoluzioni importanti l’hanno da sempre fatte le comunità di persone e non la singola persona.

Con Mara, si respira questa aria di normalità, dove una donna, ancora bambina inizialmente, affronta il ventennio fascista, sostenendo il duce, ammirandolo e soprattutto portando avanti ideali fascisti.

Può “Mara”, con queste premesse, risultare un libro di parte, politicamente schierato; in realtà non lo è. Viene raccontata la storia di diverse donne, Mara soprattutto, che riescono ad evolversi piano, ma costantemente, durante il fascismo, ponendo le basi per tutti i diritti che quotidianamente noi donne ci siamo riconquistate e ci stiamo ancora riconquistando.

Ritanna Armeni durante il romanzo rimane distaccata rispetto ai fatti, racconta la storia senza giudizio, alternando a questa una parte di saggistica, dove invece parla in prima persona e racconta con la sua voce ed esperienza ciò che è successo nel ventennio fascista, sulla base sempre di studio e ricerca e non di un ideale perentorio.

È un libro che mi sento di consigliare, sia per l’autrice, sia perché non è presente il dramma femminile, ma storie di donne comuni e forti che affrontano difficoltà a testa alta, ognuna a modo proprio, senza farsi scalfire dagli uomini e dal regime, vanno avanti per la loro strada, pagandone le conseguenze e ottenendone anche i risultati sperati.

In una epoca dove si parla maggiormente di femminicidio, di violenza, di donne che subiscono e soffrono, leggere un libro dove si raccontano le donne che vivono e combattono per la loro quotidianità, per un ideale, per la sopravvivenza, per la loro emancipazione, senza soccombere agli uomini e al regime, mi sembra una opportunità di crescita ed emancipazione alla pari delle lotte e ribellioni fatte in piazza.

È un libro che ci racconta le donne che decidono, che scelgono e che non si lasciano comandare. Ci racconta finalmente la verità oggettiva dei fatti e non quella che il patriarcato vuole farci sapere.

Da leggere!!!

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