L’ultima Strega, Mariachiara Moscoloni.

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Copertina de “L’ultima Strega”, Mariachiara Moscoloni, Libro/mania, 2019.

“A Francesca, perchè la magia dei sentimenti è la più potente. Mariachiara Moscoloni”.

Questa è la dedica con cui l’autrice mi ha omaggiata, quando ha deciso che avrei dovuto leggere il Suo romanzo, e per questo suo regalo la ringrazio infinitamente. Se dovessi descrivere Mariachiara in tre parole, direi che è magica, misteriosa e potente, parole con cui in fondo essa stessa si è descritta, dando vita ad una dedica tanto bella; e parole con cui io descriverei inoltre, il Suo romanzo: per l’appunto magico, misterioso e potente.

Ma andiamo a sviscerare meglio chi è Mariachiara Moscoloni …

Mariachiara Moscoloni è una scrittrice, appunto, madre, di oltre quarant’anni, laureata in Giurisprudenza; L’Ultima Strega è il suo terzo romanzo, finalista al premio Fai viaggiare la tua storia. Ha esordito nel 2014 con Il Grimorio del Lago (Brigantia Editrice), romanzo fantasy, con cui ha vinto il premio Le Fenici. Successivamente nel 2016 dà alla luce Aibofobia (I Sognatori Editore) Trhiller psicologico, finalista al premio letterario Zeno. Durante la Sua carriera di scrittrice ha anche pubblicato diversi racconti, dai generi horror, giallo, mistery. E’ una donna poliedrica, evidentemente, e questa sua qualità la esprime in modo efficace in questo suo ultimo lavoro.

L’Ultima Strega è un romanzo basato su una storia vera: narra la vita di Teresa, il cui corpo viene riesumato a diversi anni dalla morte. Il figlio Davide, ormai adulto, decide di aprire la bara in cui giace il corpo della madre. Ripercorrerà in questo modo, l’intera vita della donna e scoprirà cose di Lei che sono, a distanza di molto tempo, ancora avvolte nel mistero. Nella bara, insieme a Teresa, ci sono degli oggetti appartenuti, e che ancora appartengono in fondo, alla donna, da cui Davide prenderà spunto per fare chiarezza sui lati ombra della madre e di riflesso di sé stesso.

E’ una storia misteriosa ed affascinante, bella direi.

Ciò su cui vorrei porre maggiore attenzione, è il Titolo, o meglio, la seconda ed ultima parola del titolo: STREGA.

Il romanzo ha come protagonista una Donna, Teresa, ed il titolo, rimanda ovviamente a Lei principalmente, ma in realtà, alle Donne, tutte, a cui l’autrice dedica il romanzo stesso, definendole CELEBRAZIONE DELLA VITA (che potenza da brividi). Questo libro è in realtà un omaggio all’intero universo femminile, motivo per cui l’ho trovato in linea con i miei gusti letterari. L’autrice ha una visione della donna meravigliosa, la vede come spirito, come amore, come strega in effetti.

Ed è proprio dalla parola strega che dobbiamo partire, noi donne e uomini, per poter meglio comprendere la grandezza di ognuna di noi, nessuna esclusa. Termine che per la maggior parte ha una connotazione negativa, ma che alla sua origine definiva colei che è al sostegno della vita. All’interno della sola parola “Strega”, la Donna è contemporaneamente, intuitiva, creatrice, protettiva, incantatrice, guaritrice, tollerante, compassionevole, forte, tutte caratteristiche che sono bel lontane dalla negatività associata al termine.

Ogni donna, ogni giorno, nel suo spaccato di mondo, dà prova di quanto sia sensuale, capace di adattarsi, intelligente, coraggiosa, e lo fa in un contesto che ormai da millenni è volto esclusivamente al sostegno del maschile, dove le energie e le capacità propriamente femminili, come l’intuito, l’empatia, la guarigione, la creazione della vita (e non solo), sono state oscurate e denigrate, rilegando la parola “strega”, la donna e le sue innate capacità in un angolo di mondo che le vede come qualcosa di negativo, scomodo e da sopprimere.

L’autrice porta Davide, e di conseguenza noi che leggiamo il romanzo, in un contesto dove la logica e la razionalità vengono soppiantate dall’intuito, dalle emozioni e dai sentimenti: “Davide sentì che l’ultimo colpo, più forte dei precedenti, aveva intaccato qualcosa di fragile, appena oltre la lastra, dentro di lui. Qualcosa che aveva a che fare con lucidità, logica e raziocinio”. Chi legge questo romanzo, deve prendere atto che entrerà per tutta la durata della storia in una atmosfera magica, ultraterrena, femminile, svilupperà a poco poco sempre di più la capacità di leggere e sentire il romanzo con la parte destra del cervello, quella legata alle emozioni, all’intuito, alla creatività.

Entriamo improvvisamente nella vita di Teresa, colei che “aveva grandi ali, capaci di fornire protezione alle persone che amava, ma anche spiccare il volo, nel caso in cui si fosse sentita prigioniera. Creatura libera, caparbia e impulsiva.” A fine romanzo capiamo che ogni individuo non è esonerato dal vivere una vita piena di ostacoli e difficoltà e che le sfide che supereremo ci porteranno poi a capire lo scopo che la nostra anima ha deciso di compiere attraverso il corpo in cui si è incarnata.

Il romanzo presenta una scrittura scorrevole e ben articolata. Non è retorico, mai (cosa che apprezzo molto), ha una buona struttura spazio-temporale, ha periodi brevi e non sono presenti refusi.

E’ un buon romanzo, che consiglio di leggere!!

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