Evgenija Jaroslavskaja-Markon, La Ribelle.

“Scrivo questa autobiografia non per voi, organi inquirenti (se fosse servita solo a voi, non mi sarei nemmeno sognata di scriverla!). Semplicemente, ho voglia di 《imprimere》 la mia vita sulla carta.”

Questa la motivazione che ha spinto Evgenija Jaroslavskaja-Markon a scrivere la sua storia.

È nata a Mosca il 14 maggio 1902, da una famiglia borghese ed istruita. Il padre, filologo e storico, le regala l’amore per la scienza “come qualcosa di bello, di vivido”. I fratelli della madre le regalano “la vergogna per non aver mai patito fame e ristrettezze” e da sola si regala la consapevolezza che “crescendo sarebbe diventata una rivoluzionaria clandestina”.

Infatti muore fucilata in un carcere sovietico, dove era una detenuta politica, il 20 giugno del 1931.

Questa autobiografia l’ha scritta in carcere, probabilmente sotto pressione della GPU per avere prove dei suoi crimini antibolscevichi, con la quale autobiografia ha avuto diretto accesso alla fucilazione.

Già da molto piccola questa donna ha avuto le idee chiare, tra i sei e i dodici anni sposa il vegetarianismo e a tredici si innamora “perdutamente, con sincero slancio, dell’idea di rivoluzione.” Infatti trascorre la sua vita tenendo conferenze politiche contro i bolscevichi, vivendo di furti e di espedienti. Sposa il poeta Aleksandr Jaroslavskij, che viene ugualmente, arrestato ed ucciso per gli stessi crimini della “ribelle”.

Racconta la sua storia in modo brillante, riempiendo le pagine di aneddoti, racconta fatti storici e politici in modo chiaro e passionale.

È in sintesi, un bel libro, dopo le 39 pagine autobiografiche, sono presenti dei documenti, come l’interrogatorio del 12/01/1931, l’atto d’accusa, l’estratto del verbale del processo.

Per chi è appassionata/o di storie e vite passate, è un bel testo da leggere.

La cosa che ho preferito è stata la passione che questa donna così audace, metteva nelle sue battaglie. Giuste? Sbagliate? Non sta a me giudicare, perché difronte alla storia mondiale di tutto il Novecento i fatti degni di elogio purtroppo sono ben pochi.

Resta il fatto che una donna è stata arrestata, fucilata e mentre sapeva quale sarebbe stata la sua fine, ha scritto a chiare lettere tutto quello che l’ha fatta finire in carcere, senza sconti a sé stessa, senza paura e con grande, grandissima dignità.

Molto bello!!!!

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