Marie Curie, Autobiografia.

Marie Sklodowska, meglio conosciuta come Marie Curie, è nata a Varsavia il 7 novembre 1867.

Perse la mamma da piccolissima e vista la sovranità russa su Varsavia, Marie fu costretta già a pochi anni ad imparare il russo.

È stata fin da bambina una amante della poesia, della matematica e della fisica, supportata in questo molto dal padre, insegnante di scienze, che amava tramandare ai suoi cinque figli e figlie le sue conoscenze.

Viste le scarse risorse economiche della famiglia, a diciassette anni, già diplomata eccellentemente alle scuole superiori, iniziò la sua prima esperienza lavorativa come governante per bambini. Durante questo periodo ha iniziato anche ad insegnare a leggere e a scrivere ai bambine e alle bambine che non potevano accedere all’istruzione.

A ventiquattro anni si trasferì a Parigi ed iniziò i suoi studi universitari in matematica e fisica, laureandosi nel 1893, conseguendo più avanti anche il dottorato.

Nel luglio del 1895 sposò Pierre Curie, noto professore presso la scuola di fisica e chimica della città di Parigi.

“Con il matrimonio iniziò per me una nuova vita, completamente diversa sa quella solitaria che avevo conosciuto negli anni precedenti. Mio marito ed io eravamo così strettamente legati dall’affetto e dal lavoro comune che trascorrevamo quasi tutto il tempo insieme. “

Nel 1897 pubblicò il suo primo lavoro sulle proprietà magnetiche dell’acciaio.

Nello stesso anno diede vita ad Irenè, figlia primogenita, contemporaneamente iniziò anche a porre le basi per il suo più grande progetto di sempre, sull’Uranio.

Nel 1903 vinse il premio Nobel per la fisica grazie alla scoperta del Radio e nel 1911 vinse un secondo premio Nobel, questa volta per la chimica.

Fu la prima donna nella storia a vincere un premio Nobel e l’unica a vincerne addirittura due. Fu la prima donna a cui fu assegnata una cattedra nella celebre università della Sorbona.

“L’assegnazione del Nobel fu un grande onore. È noto anche che l’entità economica del premio è di gran lunga superiore a quella di altri premi scientifici. Questo fatto ci fu di grande aiuto per la prosecuzione delle nostre ricerche.”

Morì nel 1934, causa di una anemia plastiforme causata dalle radiazioni a cui si sottopose durante tutto il suo lavoro di ricerca.

Ho riportato solo una piccola parte degli innumerevoli eventi che hanno caratterizzato la vita di questa straordinaria donna di scienza, che è stata fondamentale nella ricerca che ancora oggi è utile a molti di noi, scienziati/e e non. Nel libro autobiografico c’è la sua vita nel dettaglio, libro piccolo, ma pieno di storia, che riguarda anche noi.

Amo molto la sua autobiografia perché da donna grandiosa che fu, lascia emergere dalle sue parole tanta umiltà e gratitudine alla vita e al mondo intero, quando poi saremmo noi a doverle essere grati/e. Ma è così, le più grandi menti mai esistite e che esistono tutt’ora, non osano mai vantarsi dei propri successi, ne sono solamente grati osservatori.

Grazie Marie Sklowdoska.

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